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DIECI ANNI IN PIU'

 

Siamo assolutamente convinti che tutti i gruppi musicali che in quest’ultimo decennio hanno cantato e suonato tributi a Faber, in ogni stagione, in ogni angolo d’Italia, in ogni circostanza, abbiano dato inizio a una sorta di apostolato diretto ad uso e consumo delle nuove generazioni, quelle magari che avevano dieci anni alla morte di Fabrizio - e quindi non avevano nemmeno cognizione della sua esistenza – e che ora di anni ne hanno venti e Fabrizio può operare anche per loro il miracolo che ha operato in noi.

Non ci sono parole bastevoli per descrivere le varie espressioni di questo miracolo: decine di libri sono stati scritti, migliaia di articoli, di tesi di laurea.

Noi consigliamo a tutti di leggerli, leggere tutto quel che è stato scritto su Fabrizio De Andrè perché insieme a quel che lui stesso ha scritto e cantato in quarant’anni di attività artistica è esaustivo di ogni curiosità culturale, poetica, estetica, politica, filosofica…e persino religiosa.

Basta ascoltare Faber per acquisire le più alte cognizioni di metrica, di musica, di rima, di ironia, di lirica e di poesia. Faber è uno dei pochi a cui si può tranquillamente attribuire la qualifica di “profondo conoscitore del mondo” senza minimamente temere il rischio di essere tacciati di esaltati o fanatici.

Gli è che l’opera di Faber, muovendosi incessantemente in mezzo ai respiri e alle speranze dei respinti dalla vita, è altamente impregnata tanto di rigore quanto di semplicità, tanto di alta elaborazione intellettuale quanto di immediata comunicazione.

È quel che scrive Michele Serra all’indomani dell’11 Gennaio 1999: "Faber ti impregna con il fascino dell’intelligenza e con la spontaneità del suo essere alternativo a tutto, in primo grado alle piaggerie e alle mode."

È perché crediamo di aver ben interpretato questi assiomi di fondo che abbiamo adottato da subito un preciso indirizzo espressivo e stilistico il più vicino possibile all’originale, e questo talvolta ci è costata qualche critica (grazie a Dio riferita solo al piano tecnico).

Alle soglie del decennio dalla scomparsa del Maestro non rincorriamo più, semmai l’avessimo avuta, l’idea di intensificare i contributi elettronici per irrobustire le armonie ma al contrario da un pezzo siamo anche noi alla riscoperta e alla riproposta delle sonorità originarie escludendo totalmente l’ausilio dell’elettronica e tornando all’acustico puro con l’aggiunta di altri strumentisti che presto si aggiungeranno a noi.

Intanto ringraziamo per questi dieci anni di tributi i tanti amici che ci hanno dato una mano, direttamente o indirettamente.

Vogliamo citarli tutti sperando di non dimenticarne alcuno: Maurizio Praticò, Giampiero Locatelli, Claudia Barillà, Aida Temerario, Umberto Locatelli, Piero Romeo, Antonia Barbaro, Olivia Quattrone, Angela Votano, Tina Romeo, Davide Binazzi, Gino Irto, Padre Domenico Seminara, Franco Donato, Marcello Tripodi, Peppe Agliano, Carmelo Manglaviti, Francesco Romeo, i Padri Domenicani di Bologna, Marco Vaccari, Eugenia Varone.

Daniela D’Agostino che si è unita a noi da pochissimo, in veste di cantante e corista.

In ultimo un grande amico dei Cantando De Andrè che ci ha lasciato il 7 Luglio scorso, Demetrio Nicolò.

Fortunato

 

Ognuno di noi ha cominciato la propria carriera di faberiano con una cassetta o un disco avuti per caso.

La musica, ma soprattutto le parole, erano troppo diverse da tutto il resto.

Ringrazio Fortunato che mi ha iniziato a Faber, come a sua volta lui era stato iniziato anni prima.

Ho imparato cos'è una chitarra classica grazie a lui. Ma sono i testi che hanno segnato e segnano la mia vita.

Nel valutare le persone, nell'impegno sociale e persino nella mia fede.

Quando Mario Colombelli, genovese e genoano doc, ci costrinse a cantare nel suo locale di Bologna, non pensavo avremmo fatto tanta strada.

Pensavo sarebbe finito tutto presto, come un bel sogno. Ma è un sogno che dura da dieci anni. Grazie anche a te Mario.

Ci vediamo stasera al locale per festeggiare.

Sì, festeggiamo. perchè abbiamo avuto in regalo un tesoro. E ce lo teniamo strettissimo.

Quando cominciammo, secoli prima, con Vincenzo a strimpellare e poi ad eseguire le canzoni di Faber,

studiando ogni sfumatura musicale, ci mancava qualcosa:

la voce.

Dissi a Vincenzo:io conosco qualcuno che fa al caso nostro. E Fortunato, quasi per gioco, si unì a noi.

Così sono nati i Cantando De Andrè, in forma casalinga. Come centinaia di altre band in Italia. Un movimento senza precedenti.

Uno stringersi ancora insieme per ricordare un amico, ma, soprattutto, per pensare e amare.

che bella compagnia....

Alfonso

 

 

Fabrizio De Andrè - Volume 3. Una copertina blu con la foto in bianco e nero di un volto appena appena scavato. Estraggo il disco dalla copertina e lo sistemo sul piatto del giradischi. Un riconoscibilissimo accordo di La minore rompe il silenzio del mio salotto: comincia La canzone di Marinella, che mi trascina in una vertigine di emozioni mai provate prima, ben più sottili di quelle regalate da un giocattolo nuovo.

Ecco una melodia attraente, una successione di accordi appassionante, le strofe piene di parole (e di parolacce), la voce profonda e suggestiva. Ero un ragazzino di 9 anni che, a pochi mesi dalla licenza elementare, scopriva le storie cantate da Fabrizio. Suonavo la chitarra già da qualche anno grazie agli insegnamenti di mio padre; per aver conosciuto De Andrè devo invece ringraziare mia madre, che aveva acquistato i dischi a suo tempo. Una collaborazione familiare in piena regola.Da quel momento Fabrizio mi ha lasciato un minuto e ancora oggi è con me. Le sue canzoni, pur nella varietà dei miei interessi musicali, sono diventati la colonna sonora del mio vivere, dall'adolescenza alla maggiore età, dai primi e tormentati amori alla conquista di nuovi amici come Alfonso e Fortunato. I primi dieci anni della sua assenza si avvertono in tutto il vuoto organizzato che oggi, paradossalmente, riempie il nostro quotidiano. Perché, a ben guardare, di vuoto si tratta. Ma se dal giorno della sua morte fisica siamo un po' più poveri, il poeta, il cantautore, l'anarchico, il chitarrista, l'agricoltore, il cuoco improvvisato, il prigioniero, l' antimilitarista, il presunto terrorista, il giovanotto borghese che suonava davanti ad Anna Magnani, l'ideatore di un ricovero per gatti randagi, il precocissimo marito, il padre premuroso, insomma Fabrizio, è ancora fra noi. Considero questa una delle nostre maggiori fortune in quanto uomini sensibili all'arte e pertanto vorrei rivolgergli una preghiera: 

Caro Fabrizio, continua a vegliare sui di noi, tuoi figli spirituali, sempre più vittime di questo mondo.

Vincenzo

 

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